26 Jul
26Jul

Quando la nostra vita ruota dietro la certezza di non essere mai abbastanza, basiamo le nostre forze sulla speranza che qualcuno ci dimostri invece che anche noi possiamo valere qualcosa.

Stavolta è l'esperienza a parlare, e un grado di consapevolezza maggiore grazie agli studi affrontati. Sono infinite e molteplici le cause che possono sabotare la nostra autostima, ma quando ti ritrovi ad essere una bambina e poi un'adolescente con un corpo che ti disgusta, allora tutte le nostre relazioni sociali saranno in bilico tra il disaccordo degli altri, la paura di essere giudicati, e nei casi più gravi bullismo, cyberbullismo, emarginazione. 

Un corpo che ti disgusta...cos'è? 

Essere troppo grasse ed essere chiamate "balene", troppo magre ed essere derise, essere un bambino che vorrebbe essere una bambina, un bambino troppo grasso che viene chiamato "ciccione", un adolescente troppo minuto che non viene considerato virile. Una bambina che si veste come un "maschiaccio", essere di famiglia povera e non potersi permettere gli stessi gadget cool dei nostri compagni, portare l'apparecchio, avere i denti storti, portare gli occhiali, avere i brufoli. 

Avere un corpo che ti disgusta significa voler essere costantemente qualcun altro, voler essere diversi, voler separare la propria mente dal tuo corpo. Non è un semplice "non stare bene", è una vera e propria repellenza verso se stessi. Si tenderà a coprirsi, vestirsi in modo largo e goffo, nascondersi. Portare i capelli lunghi davanti al viso per coprirselo, per non far vedere agli altri quello che vediamo noi. 

Miriadi di atteggiamenti poi si legano al giudizio legato alla fisicità sovrappeso o obesa specialmente femminile: sedersi su una sedia tenendo i piedi sulle punte per far sembrare le cosce più magre, entrare in una camera e sedendosi, aggiustare la maglia per evitare che metta in evidenza la pancia, appoggiarsi su un letto e mettersi un cuscino davanti per coprirsi, avere paura di indossare pantaloncini d'estate, vergognarsi quando si va a mangiare fuori, avere paura dell'estate, di andare in spiaggia, fingere di avere il ciclo per indossare pantaloncini al mare per coprirsi il più possibile, avvolgersi in una pellicola stretta sotto i vestiti per sembrare più magre, avere paura di mangiare, evitare di andare a comprare un vestito per non provare la folle distruzione di non entrare in quella bellissima 42, né nella 44 e nemmeno nella 46. Comprare vestiti troppo piccoli per noi per non sentirci giudicate. Fare l'amore a luci spente perché non saremo mai convinte al 100% di essere amate così come siamo. La frammentazione della propria identità. Rituali continui alla ricerca di ciò che non possiamo avere. Veleno per il nostro cervello, veleno per noi stesse. 

Ad oggi ho imparato sulla mia pelle che purtroppo il giudizio degli altri è la malattia sociale più equa che ci possa essere: colpisce tutti indistintamente, non solo nel quadro del body shaming, ma anche le scelte, le imprese, le qualità di una persona. Siamo soggetti alla discriminazione in ogni nostra più piccola particella del nostro corpo e del nostro essere. Verremmo additati anche se non facessimo nulla, anche se fossimo completamente spenti. Non possiamo approssimare la nostra stima su questo tipo di feedback, ma soprattutto non possiamo compensarlo in alcun modo. O meglio, in un solo modo: avendo cura di noi stessi. 

Qualsiasi cosa faremo non verremo mai presi sul serio finché noi non ci valuteremo sufficientemente bravi, belli, intelligenti, finché noi stessi non ci conosceremo a fondo, smetteremo di torturarci con mille pensieri, con l'estremo "overthinking", il troppo pensare che ci ammala. 

Un ottimo esercizio è quello di elencare e trovare in noi stessi dieci qualità positive sia fisiche che comportamentali. Individuarle, esaminarle e rendergli giustizia. Poi creare delle frasi complete con un nostro difetto seguito da un'avversativa contenente un nostro pregio: " sono grassa ma ho un bel viso", "ho i denti storti ma ho dei bellissimi occhi". (lo trovate nel bullet journal del sito)

Vorrei avere la soluzione per evitare completamente di incombere in questi traumi, se esistesse una ricetta magica per superare, in particolare, gli anni della scuola senza che in età adulta avere il terrore di essere sminuiti e svalutati per il proprio aspetto fisico, la elargirei in quantità a chiunque ne avesse bisogno. A volte penso a quanto tempo abbia perso nel non accettarmi, e a quante persone io abbia incontrato che ancora non hanno nemmeno provato a cominciare questo processo. 

Accettarsi è automigliorarsi, perché se esiste un detto vero è quello che esclama "nella vita non si smette mai di imparare". Ognuno di noi può elevarsi in tutti i modi che ritiene soddisfacenti e possibili. 

DISCLAIMER: non per forza migliorarsi, e non necessariamente rincorrere un canone o diventare qualcuno che si ha idolatrato per anni. 

L'obiettivo ultimo è essere abbastanza. Non per altri, ma per noi stessi. Essere abbastanza belli da piacerci. Non sono abbastanza per te? Non fa nulla. "De gustibus nun disputandum est". Sono abbastanza intelligente da poter tenere un discorso. Sono abbastanza intuitiva, simpatica e fiera di me, da potermi sentire completa con le piccole somme delle mie conquiste. Mi prendo cura di me.

Prendersi cura. Non c'è termine più bello di "cura". E se tutti noi, uomini e donne, sogniamo un amore sconfinato e infinito in cui siamo esseri speciali come direbbe Franco Battiato, l'amara verità è che non c'è nessuno più abile di noi stessi ad amarci e proteggerci. Quindi amate, ma prima di tutti amatevi perché siete abbastanza.

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